Questo sito utilizza i cookies per migliorare servizi e esperienza dei lettori. La prosecuzione della navigazione, comporta la prestazione del consenso all'uso dei cookies.

Comune di Varese
Fondazione Cariplo

Sala Veratti - Informazioni generali

 
Via Veratti, 20 - Varese
Sala Veratti
Via Veratti 20 - Varese

La sala Veratti, acquisita dal Comune di Varese nel 1986 dall'omonima famiglia, in seguito al restauro del 1992 è sede di mostre ed esposizioni dei Musei Civici. La sala appartiene ad un corpus di antiche origini: è il refettorio dell'ex convento di Sant'Antonino la cui storia inizia nella metà del 1500 con la soppressione di un convento da parte di S. Carlo Borromeo, poi ricostruito nell’attuale posizione grazie al contributo della città. La sala Veratti nasce da un ampliamento del 1599. Finemente affrescata, conserva opere dei fratelli Baroffio e dell’artista varesino Pietro Antonio Magatti.
 
 
Castello di Masnago tel. +39 0332 820409
Come arrivare:
In auto: Autostrada dei Laghi (A8) fino a Varese, proseguire per via Magenta, via Volta, piazza Monte Grappa, via Marcobi, girare a destra in via Veratti.
Mezzi pubblici: autobus da varie località con termine corsa in piazza Trento Trieste, linea Milano-Varese delle FS e delle Ferrovie Nord: poi proseguire (a piedi circa 15 minuti) per Via Morosini, Corso Moro, Piazza Monte Grappa, Via Marcobi e girare a destra in Via Veratti.
Parcheggi (a pagamento) in via San Francesco e Via Sempione
Ingresso gratuito

Sala Veratti - La storia e gli affreschi

 
La sala Veratti, acquisita dal Comune di Varese nel 1986 dall’omonima famiglia diviene inizialmente pubblica sala per riunioni, conferenze, piccole mostre d’arte e, in seguito, dopo il restauro risalente al 1992, sede di mostre ed esposizioni dei Musei Civici. Oggi la gestione avviene in collaborazione con l’Associazione Culturale Varesevive, realtà che durante gli scorsi anni, in un’ottica di puro mecenatismo, ha maturato numerose esperienze nel settore della divulgazione culturale.


La sala non è, come apparentemente può sembrare, un ambiente a sé stante, ma appartiene ad un corpus di edifici più ampio e di antiche origini. Essa è, infatti, il refettorio dell’ex convento di Sant’Antonino la cui storia inizia nella metà del 1500. Nel 1567, Carlo Borromeo, in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, ordina la soppressione del convento di S. Antonino a Luvinate, pensando di trasferire le monache benedettine a Milano. La comunità di Varese fa, però, opposizione a tale trasferimento e mette a disposizione 300 scudi d’oro per la costruzione di un convento in città. Nel 1568, la Curia dà il permesso per la costruzione del Monastero e l’anno successivo viene scelto, con l’assenso di Carlo Borromeo, il luogo dove sarebbe sorto l’edificio conventuale. Il terreno, compreso tra gli odierni Corso Matteotti, Piazza Carducci, via Broggi e via Veratti, viene scelto per la sua centralità che favoriva l’ingresso delle fanciulle, dato che le monache oltre ai compiti della vita monastica, avevano quello di educare le bambine del borgo di Varese e di Velate. Le case preesistenti vengono gradatamente adattate alle esigenze del Monastero. In parte sono abbattute e ricostruite sotto la guida di esperti costruttori tra i quali citiamo Giuseppe Bernascone che, come rivelano alcuni documenti, era stato interpellato dalle monache agli inizi del 1600 per lavori di ampliamento, tra i quali l’edificazione del chiostro, mentre già dal 1599 inizia la costruzione del refettorio oggi sala Veratti. Nel 1789, per ordine dell’Imperatore Giuseppe II, il Monastero viene soppresso. Nello stesso anno l’intero complesso è acquistato, tramite asta pubblica da Pietro Veratti, che lo trasforma in casa di abitazione con botteghe. Molte sono le modifiche apportate già nei primi anni del 1800: l’abbattimento dei locali di servizio della chiesa, della sagrestia, del campanile, e la divisione della chiesa in più vani.


L’attuale sala Veratti, a pianta rettangolare, ha un ingresso differente da quello originario e al visitatore, oggi, è consentita la visione della sala con una prospettiva totalmente rovesciata rispetto a quella d’un tempo. Si entra infatti da quella che anticamente era la parete di fondo (inizialmente senza aperture) mentre l’antica porta che si affacciava sul chiostro di Sant’Antonino è stata murata. Sulla parete dell’odierno ingresso affreschi di raffinata qualità pittorica raffigurano Re Davide, l’Annunciazione, i Simboli della Passione, Dio Padre e lo Spirito Santo, forse da attribuire a Donato Mazzolino, un artista legato al meglio noto Federico Bianchi. Sulla parete di fondo, risalente al XVIII secolo, troviamo la Nascita di Cristo, l’Annuncio ai pastori e l’Adorazione del Bambino, oltre agli angeli sulla volta. A partire da 1736 entrano in scena a completare l’apparato decorativo Pietro Antonio Magatti e i fratelli Baroffio, cui spettano i medaglioni con le Sibille e i Profeti. Tra le rassegne di grande interesse che si sono svolte presso la sala Veratti citiamo quelle dedicate all’opera grafica di Lucio Fontana, Giovanni Carnovali detto il Piccio (due mostre realizzate nel 1996) e di Lodovico Pogliaghi (1997); mentre nel 2003 nella sala si tenne la mostra su Testori a Varese (da Cerano a Guttuso) e nel 2007 quella su Renato Guttuso illustratore.
 

Resta sempre aggiornato sugli eventi culturali a Varese